Dietro ad un ritratto


Come si fa a realizzare un ritratto fotografico?

Qual è l'obiettivo più adatto? Quali impostazioni utilizzare? Come scegliere la giusta luce e la migliore inquadratura?


Queste sono le domande che solitamente mi vengono poste da chi desidera approcciarsi al mondo della ritrattistica ed è in cerca di consigli.

Prima della realizzazione di un servizio, invece, le più frequenti riguardano la post produzione e il cosiddetto "foto ritocco".

Per curiosità personale ho fatto una ricerca su Google: "Un buon ritratto fotografico"

Le pagine e gli articoli suggeriti partono dalle stesse domande e cercano di proporre soluzioni efficaci ed immediate. "Alla portata di tutti".


Premetto che non considero il mondo della ritrattistica un settore elitario.

Sono convinta che la determinazione premi e che lo studio e la costanza siano il miglior modo per raggiungere l'obiettivo desiderato. La tecnica si affina con l'esperienza e con la pratica. Ma le prime domande da porsi sono altre.


Prima degli strumenti e delle impostazioni. Prima delle luci e del lavoro di post produzione. Un ritratto è un incontro umano.

E' il tentativo di mettere a nudo l'anima, spogliandola di tutte le maschere e gli orpelli che la nascondono.

I pittori romantici consideravano il ritratto come lo "specchio dell'anima".

Un mezzo per portare alla luce e rendere tangibile il mondo nascosto e impalpabile delle emozioni e dei sentimenti.


Allora, prima di tutto, dovremmo chiederci altro.

Chi è la persona che ho davanti? Come posso cogliere le sfumature del suo animo? Come posso rivelare la sua essenza? E come posso esercitare l'occhio a cogliere questo?



Per rispondere a queste domande occorre comprendere, osservare e studiare.

Studiare chi prima di noi ha portato avanti questa missione. Studiare la storia del ritratto e i nomi che ne fanno parte.

Osservare e sviscerare il loro lavoro. Quello che hanno visto e colto.

Comprendere l'incontro che genera quel legame di fiducia indispensabile per entrare nell'animo di una persona.

E in questo modo trovare il nostro punto di vista e la nostra strada.


All'inizio dei miei studi all'Accademia di Belle Arti di Firenze ero convinta che il mio cuore appartenesse al reportage.

L'incontro con Rineke Dijkstra ha cambiato tutto. Un colpo di fulmine. Lentamente mi sono spostata sul reportage sociale e, infine, sul ritratto.

Ricordo di essere stata rapita dal mondo delicato e totalmente decontestualizzato in cui la Dijkstra riusciva a trascinare i suoi soggetti. Il modo in cui riusciva a metterli di fronte ai propri drammi interiori.

Quanti giorni spesi ad analizzare e a comprendere i suoi “Beach Portraits”, quei ritratti così semplici e potenti, nei quali vengono rappresentati ragazze e ragazzi nel periodo dell’adolescenza, mettendo in evidenza la loro trasformazione: quel fugace momento tanto transitorio quanto delicato.


Tutto questo è rimasto in me e si è incastrato in qualche parte del mio cuore e della mia testa.

Non mi considero una ritrattista finita e completa. Credo non lo sarò mai. Al momento faccio parte di quei "Beach Portraits" che tanto amo. Sono in quella fase transitoria che lotta per trovare e perfezionare la propria strada. Ma questa non è forse la costante di ogni professione?


Continuare a indagare, studiare e conoscere. Continuare a migliorarsi per migliorare il proprio lavoro.



"Beach Portraits" , Rineke Dijkstra

© 2018 by Via Lactea Studio - Beatrice Angelini P.iva 01447980119 - Web Design by Amen Studio