Fotografare la maternità

Un bambino può nascere solo dopo la nascita di sua madre

(Sophie Marinopoulos)


Quando mi sono laureata nel 2012, il progetto di Via Lactea era ancora magma primordiale. Sapevo però di voler far parte, con la mia macchina fotografica, del mondo che ruota attorno al ritratto femminile. Desideravo coglierne ogni aspetto fisico ed emotivo, a prescindere dall'età o da canoni estetici standardizzati.


Fotografare la vita di una donna e tutti quei cambiamenti, ordinariamente straordinari, che coinvolgono nel tempo il suo corpo e la sua anima. Ecco che cosa volevo fare da grande.


Alla fine dell'università ero focalizzata sul racconto visivo di un particolare periodo della sua vita: la maternità. L'obiettivo della mia tesi era quello di porre la macchina fotografica all'altezza del suo occhio per poter osservare e riprendere il suo punto di vista. In quanto madre e in quanto donna.

Un punto di vista che, il più delle volte, viene dato per scontato o dimenticato.


La domanda che mi ero fatta allora e che continuo a farmi anche adesso: siamo davvero sicuri di sapere quello che vede e sente una donna riguardo alla sua maternità?

Sia che abbia desiderato essere madre e che questa scelta sia stata la migliore della sua vita. Sia che abbia vissuto con dolore e inadeguatezza questo desiderio. Sia che, conspevolmente o involontariamente, vi abbia rinunciato.



"Ti amo da morire. Storie di madri sbagliate", tesi di laurea di Beatrice Angelini, alias moi.

Un racconto, narrativo e visivo, con il quale avevo iniziato a rispondere alla domanda di sopra. Partendo dal mondo esterno che circonda la madre, passando attraverso il suo corpo, fino ad addentrarsi nel suo animo. Quello di una donna che affronta questo periodo.


Tre artiste hanno guidato e ispirato questo lavoro. (Chi mi segue su Instagram ha, in parte, sentito parlare di loro)

Tre donne e madri, che attraverso i loro progetti fotografici hanno messo a nudo il lato meno roseo della maternità. Quello più taciuto, quello fatto di lacrime, sangue dal naso, capricci infantili e cicatrici conseguenti al parto cesareo. Quello fatto di paure, di stanchezza, di senso di inadeguatezza.


Sally Mann con il progetto "Family Pictures"

Ciò che circonda la madre. Una vita che vive fuori da lei, ma che viene da lei. E che, all'inizio, dipende da lei e dalle sue cure: i figli.

Con il suo progetto Sally Mann mette in mostra una quotidianità cruda a cui ogni madre, ogni giorno, assiste. Letti bagnati, nasi sanguinanti, occhi gonfi, pustole da varicella. Lotte furiose, desidero di autonomia e indipendenza.

Perché per ogni figlio che nasce e diventa grande c'è una madre che fa in modo che questo accada.


(Sally Mann da "Family Pictures")


Elinor Carucci con il progetto "Mother"

Il rapporto con un corpo che muta e si trasforma. Un corpo in cui una donna inizia a sentirsi estranea. Un corpo che sembra non appartenerle. Un corpo che prova desiderio, amore, ma anche dolore e stanchezza. Vergogna.

Perché il corpo è lo specchio dei nostri sogni e della nostre paure. E un cambiamento, per quanto scelto e cercato, può spaventare.


(Elinor Carucci da "Mother")


Guia Besana con il progetto "Baby Blues"

La sfera emotiva di una donna che affronta la maternità. Una donna che, all'improvviso, sperimenta non solo un cambiamento fisico, ma anche un cambio di rotta della sua vita per come l'ha conosciuta fino ad allora. La paura di perdere se stessa, i suoi progetti, i suoi sogni.

Perché un figlio può essere un desiderio e un sogno, ma è giusto che annienti o azzeri tutti gli altri progetti della madre?

Guia Besana aliena scene di vita ordinaria, come il ritiro del bucato, il cullare, la veglia notturna, e le rende rappresentazioni materiche delle paure e dei pensieri più nascosti di ogni madre. Quei pensieri, che per vergogna, nasconde e non ha il coraggio di confessare.


(Guia Besana da "Baby Blues")


"Un bambino può nascere solo dopo la nascita di sua madre"


A sette anni dalla mio lavoro di tesi, ben lontana ancora dall'avere risposte certe a quella domanda, posso dire questo.

Fotografare una maternità vuol dire puntare l'obiettivo su entrambe gli emisferi di questo mondo. I figli e il loro punto di vista sono solo una parte.

Perché una madre è una donna, con la sua vita, i suoi pensieri, il suo corpo e i suoi progetti. E come il figlio, una madre è una neonata. Figlia di qualcosa che non necessariamente per istinto le risulta naturale. Figlia di un mondo che non conosce e che affronta con passi incerti.


E come un figlio ha bisogno di una madre che lo guidi e che cammini al suo fianco, una madre ha bisogno del braccio e del supporto di chi le sta acconto.

Come afferma un proverbio africano "Per crescere un bambino, occorre un villaggio"

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