Identità al tempo di Instagram

Quando due persone s’incontrano, e una sta a testa in giù, non è così semplice stabilire chi dei due sta nel verso giusto.

(“C’è nessuno?”, Jostein Gaarder)


Forse perché, semplicemente, non c’è un verso giusto.

E più che cercare di capire quale sia la direzione più facile, quella più comune o congeniale, forse dovremmo iniziare a costruire quella più giusta per noi.

Chi siamo? Dove vogliamo andare?

Che cosa è meglio per noi?


Questo non vuol dire negare ciò che non ci appartiene. Al contrario, vuol dire avere occhi e mente liberi, capaci di guardare e di vagliare. Capaci di stupirsi di ogni nuovo. Capaci di prendere, tra quel nuovo, ciò che più ci identifica e ci rappresenta.

Prendiamo il mio caso: il mio lavoro che, inevitabilmente, si fonde continuamente con la B. che ripone la macchina fotografica.

Io sono sia B. che una fotografa. Ritraggo il mondo femminile e amo il mio punto di vista privilegiato che mi permette di osservare mondi diversi dal mio attraverso un obiettivo.

E’ da quel lato che mi piace stare, perché quando quell’obiettivo è puntato su di me, in qualche modo, sento di essere un po’ meno B.

Per quanto possa sembrarvi strano, c’è una parte di me ultra giocosa e goliarda.

Dai, diamo alle cose il giusto nome: sono una cazzona!

Entro in punta di piedi nella vita delle donne che ritraggo, ma nella mia, cammino come una principessa che balla con un paio di anfibi. E sì, queste due parti coesistono in armonia (a volte con qualche crisi bipolare, ma chi non ce le ha?).

Dulcis in fundo, il mio rapporto con i social è un continuoodi et amo.Eppure sono strumenti estremamente utili per raccontare e far conoscere quello che faccio.


Ed è qui che volevo arrivare.

Il mondo social è stato una vera e propria finestra su luoghi e persone meravigliose di cui ignoravo l’esistenza. Finora, è stata la patria di possibilità e incontri straordinari.

Ma… c’è sempre un altro lato.



Da quando ho aperto la pagina Instagram di Via Lactea, non c’è stato giorno nel quale non mi sia chiesta se tutto questo fosse giusto o sbagliato.

E se nel raccontarmi quotidianamente attraverso immagini e testi sono riuscita a costruire, in qualche modo, quella famosa direzione che mi appartiene e che mi identifica, il monte Fato della mia comunicazione, origine e fonte di ogni male, ha preso forma attraverso le Instagram Stories.

“Le fanno tutti”, “Bisogna adeguarsi”, “Poi non ti conoscono”, “Poi non sei nessuno”, “Se non mostri la tua faccia non vai da nessuna parte”. E via discorrendo: ciò che si dice in giro è noto.


Ma allora,dove sta il valore del mio lavoro?


Nella fotografia o nella richiesta di sentire la mia voce per 15 secondi? Nelle ore che dedico ad esaltare la luce naturale o in una scenetta di vita privata, messa all’asta perché abbiamo bisogno di sapere tutto di tutti?

La risposta sta nel mezzo, come ogni cosa buona. Sta nel capire che c’è sempre un modo per rendere utile ciò che, a prima vista, vive al polo opposto rispetto al nostro.


Con tutti i miei mille dubbi e le mie infinite domande, ho partecipatoal workshop “Ci facciamo una storia” di Giulia, uno di quegli incontri belli bellissimi nati tra le vie di questa piattaforma social.

È stata una giornata di confronto e di condivisione. Una giornata libera da dettami o pacchetti preconfezionati.

Un modo per capire che non esiste una soluzione “chiavi in mano”, che non si fa in un certo modo “perché si deve fare così”.

Piuttosto un invito alla consapevolezza.Che il valore del nostro lavoro è e rimane sempre nel nostro lavoro. Che se vogliamo parlare, dobbiamo imparare dove sono le persone con cui vogliamo parlare.

Che ci sono dei mezzi, inutile negarlo, piccole regole e accorgimenti.

Il come e il perché, però, sono solo nostri.


#cifacciamounastoriah? Sì, a modo mio. O meglio, nel modo migliore possibile per raccontare ciò che faccio senza perdere di vista la mia identità.

Identità che, nel bene e nel male, è parte del mio lavoro. Del mio essere fotografa e di tutti i miei ritratti.


E quindi cosa vedrete adesso? Una nuova veste di Via Lactea? Una B. in caduta libera nel mondo delle Instagram Stories?

No, quantomeno non immediatamente. Ho bisogno di trovare la mia strada e so che servirà tempo. So anche che i tempi lunghi non sono amici di cui fidarsi troppo, ma lo studio e la coerenza mi hanno guidata fin qui. Sono i compagni che non mi hanno tradita e che non ho intenzione di tradire. Grazie Giulia per avermi aperto un mondo e per avermelo presentato come un mondo su misura. Un mondo umano. Un mondo possibile.

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