Prenditi cura di ciò che ami


Alla B. di un anno fa.

Indecisa su dove andare, in cerca di una rotta ancora da tracciare.

A quella B. che un anno fa percorreva il vecchio studio avanti e indietro, accatastando pile di buoni propositi all'interno di sacchi e vecchi scatoloni.

Pronta a chiudere in cantina tutto il lavoro fatto, ogni ritratto e ogni pezzo di Via Lactea. Seduta per terra a rimuginare: è un progetto piccolo, non ingrana.

Un macchina ferma all'inizio di una strada.


Intanto Simon Neil dei Biffy Clyro intonava "Opposite":

"Take care of the ones that you love"

Prenditi cura di chi che ami. Prenditi cura di ciò che ami.


Cara B. di un anno fa,

quando hai deciso di crederci ancora, di ripartire da una buona idea coltivandola con costanza e prendendotene cura.

Quando hai fatto i conti con l'infattibile e, invece che puntare i piedi, lo hai affrontato e messo da parte. Quando hai cominciato a costruire il fattibile, pianificando, facendo pace con il compromesso. Mettendoci la faccia.


Ecco, la macchina piano piano è partita.


Certo è una strada in salita, ancora adesso non vedo la cima. E va bene così, anche se lunga è comunque la nostra strada.

Ed ogni passo che hai fatto ha reso questo lavoro ancora più solido e forte.


Hai imparato che i successi vanno riconosciuti e celebrati: sono l'ossigeno che ci consente di andare avanti.

Hai imparato che per prenderti cura di un lavoro che ami devi accettare anche le complicazioni, i rifiuti e gli incontri sbagliati: ci permettono di migliorare.

Che un lavoro per essere valorizzato va giustamente quantificato: la fatica non va smerciata o messa in piazza.


Sopratutto hai imparato che la cura e rispetto per ciò che fai partono da te.

"Can you suture my wounds?"

E ora che siamo qui l'una di fronte all'altra, io appoggiata ad una parete di piastrelle bianche, tu dentro al vetro di uno specchio, posso dirti questo: vedo il mio ritratto

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