Ti scrivo una fotografia


In inverno, durante i sabati di mercato, i banchi invadono le strade strette di Lerici e l'aria si riscalda dei respiri e delle chiacchiere di venditori urlanti e passanti bardati.

Dietro ai tavoli file di thermos di caffè fumanti, mentre sul lungomare la salsedine s'impregna di focaccia calda.


Tra stampe antiche e vecchi lampadari di cristallo, si incastra una piccola bancarella che espone cartoline e fotografie impolverate.

Ricordi rivelati, scovati nelle scatole e nelle valigie di qualche garage o soffitta: messaggi dalla Riviera adriatica, abbracci dalla Toscana, ritratti di famiglia, scorci di vita passata tra il mare e la campagna.

Quasi tutte le fotografie riportano sul retro delle annotazioni scritte a mano: date ed eventi per lo più. Un po' come quegli appunti con i quali nonne e mamme riempivano le pagine dei vecchi album: Natale 1990, Festa della scuola 1994...


Ma se si cerca bene, si possono trovare fotografie segnate da pensieri e dediche:

"A Carla, con tutto il mio affetto"

"Per ricordare questi giorni"

Mi piace trovarle e fermami a leggerle, una per una. Adoro questa pratica un po' dismessa: in quanti oggi stampano le fotografie? E in quanti si siedono ad un tavolo, muniti di penna, per riempire il retro di messaggi e parole?

E' come se l'inchiostro, penetrando la carta, rendesse ancora più vero e concreto il momento.


Qualche sabato fa, mentre facevo scorrere le immagini, ho trovato la fotografia di una bambina che stringeva la mano della bella signora che le stava affianco: entrambe, invece che fissare la camera, sorridevano guardandosi. In basso a destra, sul retro, una macchia di caffè e un corsivo sbiadito:

"Ti prometto..."



Una promessa sospesa. Una promessa continua, metrica e reale perché incisa sulla carta.


E oggi che consegno gli scatti a questa giovane mamma, mi piace pensare che anche lei scriverà la fotografia che ha voluto stampare.

Forse saranno le parole che gli sussurrava prima dei baci, soffiando sui capelli e sulle guance. Forse sarà una canzone, forse quella ninnananna che lenta risaliva le pareti dello studio.

Forse un'altra promessa sospesa che sarà lui a trovare e a rileggere tra qualche anno.


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